Paolo Flores d'Arcais, “MicroMega”, 5/2011

Non è con il semplice ragionamento che possiamo risolvere le questioni morali nel loro fondamento primo (o ultimo). È necessario presupporre un nucleo minimo di valori comuni che non può essere dimostrato, che è dunque arbitrario perché è scelta non ulteriormente fondabile.
Possiamo scegliere il primato del “tu” per tutti gli altri, in eguale e reciproca dignità, ma possiamo viceversa scegliere di considerare gli altri “materia a disposizione” per l'affermazione della nostra supremazia individuale o di gruppo. La scelta fra queste due possibilità non può essere razionale, è una decisione (benché spesso inconsapevole) in senso puro. Nell'orizzonte di questa scelta prima e infondabile si apre poi il campo per la dimostrabilità razionale delle altre norme, ma se questo terreno comune già non c'è, è inutile sperare di invocare la natura o la ragione per risolvere i dilemmi etici di fondo. Si tratta perciò di combattere la battaglia perché uno di questi due valori - eguale dignità o diritto alla sopraffazione - prevalga. Fino a che la prima di queste scelte non è effettivamente comune, non c'è modo di dimostrare razionalmente i valori che ci stanno a cuore.