Simone Weil, Sur la science, 1930-42
Ci si inganna spesso sul caso. Il caso non è il contrario della necessità e non è incompatibile con questa. Al contrario esso appare sempre e soltanto in relazione a essa. Se si suppone un certo numero di cause distinte che producono effetti secondo una rigorosa necessità e se in questi effetti compare un insieme che ha una certa struttura, si avrà il caso se non si possono raggruppare le cause in un insieme della stessa struttura. Un dado, per via della sua forma, ha soltanto sei modi di cadere; vi è invece una varietà illimitata nel modo di gettarlo. Se getto mille volte un dado, le sue cadute si ripartiranno in sei classi che hanno fra di esse dei rapporti numerici; i getti non possono ripartirsi allo stesso modo. Per il resto, io non immagino il sia pur minimo difetto nel tessuto della necessità meccanica che determina ogni volta il movimento del dado. Se getto una volta il dado, ignoro quale sarà il risultato non per via di una indeterminazione, ma perché si tratta di un problema di cui ignoro in parte i dati. […] Quando, nei giochi d’azzardo, io considero l’insieme continuo delle cause e il piccolo numero di categorie nelle quali si ripartiscono gli effetti, affermo che, benché ogni effetto consegua rigorosamente da una causa, non vi è nulla nell’insieme delle cause che corrisponda a queste categorie: affermare il caso significa questo.