Olivia Laing, Gita al fiume, 2011
Alcuni schemi si possono osservare solo a grande distanza, è vero, ma se vogliamo vedere la vita in questo modo bisogna sacrificare qualcos’altro, perché quando guardiamo con il senno di poi, volgendoci indietro a partire dal risultato finale, vediamo gli eventi declinati con un significato che chi li ha vissuti non ha mai colto. Secondo me non esiste una sola persona al mondo che, nel corso dei propri giorni, non si senta mai opprimere da un senso di occlusione o di inconsistenza, dall’impressione che le proprie azioni si svolgano all’interno di una tale massa di oscurità, posta tanto all’inizio quanto al termine di quei giorni, che alla fine potrebbero rivelarsi illogiche e prive di senso. «Sì, pensavo:» scrisse Woolf nel suo diario circa nello stesso periodo in cui l’Ouse fu bombardato «viviamo senza futuro. Questa è la cosa strana: coi nasi schiacciati contro una porta chiusa». Lei parlava della guerra, ma credo che queste parole siano vere ogni giorno, che piovano bombe dal cielo oppure no, perché il futuro è per sua stessa natura contingente, e leggere ogni evento alla luce di ciò che deve ancora verificarsi disconnette il momento in cui viviamo la vita, spogliandolo dell’incertezza e del modo di osservare il mondo solo per le rapide occhiate di sbieco che caratterizzano il presente.