Don DeLillo, Punto Omega, 2010

Scrissi una lettera a mia moglie e poi cercai di decidere se spedirla o stracciarla o aspettare un paio di giorni per poi riscriverla e spedirla oppure stracciarla. Buttavo bucce di banana per gli animali giù dal terrazzo e, più o meno verso il ventiduesimo giorno, smisi di contare i giorni trascorsi dal mio arrivo.
In cucina lui disse: - Conosco la tua vita coniugale. Era quel genere di rapporto in cui ci si dice tutto. Tu le dicevi tutto. Ti guardo e te lo leggo in faccia. È la cosa peggiore che si possa fare in un matrimonio. Dirle tutto quello che provi, tutto quello che fai. Ecco perché lei pensa che sei pazzo.
A cena, davanti a un'altra frittata, agitando la forchetta disse: - Tu capisci che non è una questione di strategia. Io non parlo di segreti o inganni. Parlo di essere se stessi. Se riveli tutto, se metti a nudo ogni sentimento, se chiedi comprensione, perdi qualcosa di cruciale per il senso che hai di te stesso. Abbiamo bisogno di sapere cose che gli altri non sanno. È quello che nessuno sa di te che ti permette di conoscerti.