Se ad esempio affermo che non esistono verità, sto affermando che è vero che non esistono verità. Il contributo di Dummett è di mostrare che se non c'è accordo sulle condizioni alle quali riconosceremmo per vero un qualunque asserto, non c'è semplicemente un pensiero definito che quell'asserto esprime. Parliamo, parliamo, e non diciamo nulla. Questa lezione ci insegna che, se parlare o no razionalmente (cioè dando ragioni di quello che si afferma) dipende da noi, non è in nostro potere pensare qualcosa di definito se non indichiamo condizioni di verità per le nostre asserzioni.
Se lo scettico, se il relativista culturale inducessero la maggior parte dei parlanti a non prendere sul serio la pretesa di verità delle asserzioni, allora, conclude Dummett, scenderebbe su di noi «una maledizione peggiore di quella che Dio ha imposto ai costruttori di Babele: invece che parlare diversi linguaggi non parlare affatto un vero linguaggio».