László Krasznahorkai, Nine Dragon Crossing, 2013
si distese quindi sul letto, accese la tv, ma non la guardò, la ascoltò soltanto, perché la sua testa era ancora in pappa, e perciò era meglio così, e ormai sembrava che fosse tutto a posto: gli occhi chiusi, la tv accesa a basso volume, e dall'ultimo canale di Hong Kong su cui si era sintonizzato la sera prima gli giunse una voce che gli disse che il Tutto non aveva scopo, perché al di fuori del Tutto non c'era nulla da cui potesse scaturire qualcosa, perché non c'era un altrove da cui scaturire e non c'era un fuori, e lo scopo del Tutto non poteva nemmeno essere se stesso, perché la meta è sempre al di là del luogo da cui qualcosa può proiettarsi verso una meta, ma il Tutto non ha neanche senso, perché se lo avesse, allora il Tutto sarebbe incluso in una storia, che però ha sempre una caratteristica ineludibile, cioè il fatto di avere una fine, ma il Tutto non può mai finire, quindi si potrebbe anche dire che non ha una storia, e quindi non ha né un senso né uno scopo, ma se è così, allora non ha nemmeno un'esistenza...