Sessant’anni fa, in
Psicoanalisi della guerra, Franco Fornari mostrava come la
paura nei confronti dell’estraneo, che attraversa il bambino già nel suo ottavo
mese di vita, si amplifica sino a farsi condizione psicotica, in cui domina la
modalità primitiva della logica tribale. Nell’odierno
cupio
dissolvi geopolitico, il repertorio di funesti rimandi alla minaccia
non fa che indurre la popolazione a prendere per vero quello che è il mero
esito di una proiezione angosciosa, favorendo così quella propensione
distruttiva verso l’esterno che, com’è noto, non solo non esclude, bensì
presuppone la distruzione di sé.