J.D. Salinger, The Catcher in the Rye, 1951

Poi, dopo di lui, ci fu quel numero di Natale che a Radio City fanno tutti gli anni. Frotte di angeli che vengono fuori dai palchi e da tutte le parti, dovunque ti giri c’è gente che porta crocifissi e roba simile, e tutti quanti - sono migliaia - cantano come matti Venite tutti o Fedeli! Ve li raccomando io. Passa per un numero maledettamente religioso, lo so, e anche carino e via dicendo, ma io non vedo proprio che cosa ci sia di carino e di religioso in un mucchio di attori che trascinano crocifissi avanti e indietro per il palcoscenico, Dio santo. Quando finirono tutto quanto e cominciarono a tornarsene nei palchi, si vedeva lontano un miglio che morivano dalla voglia di fumarsi una sigaretta o che so io. L’anno prima l’avevo visto con la vecchia Sally Hayes, e lei non la finiva più di dire che era una meraviglia, e i costumi e questo e quest’altro. Io avevo detto che se il vecchio Gesù l’avesse visto, come minimo avrebbe vomitato - tutti quei costumi da carnevale e compagnia bella. Sally mi aveva detto che ero un ateo sacrilego.