Lorenzo Barisi, Milano, la noia e la possibilità di una finestra, 2023

Generalmente il milanese d’adozione ha buon occhio quando si tratta di giudicare i suoi simili e di disporsi verso di loro di conseguenza. È una macchina sofisticata, il milanese d’adozione. Percepisce oscillazioni, micromovimenti, le singole alterazioni che attraversano il brulicante ecosistema in cui lui stesso è immerso. No, il difetto del milanese d’adozione è un altro. È l’incostanza l’ombra oscura che lo assilla. Quella sgradevole sensazione che, come un temporale a stento intravisto all’orizzonte, fa presentire troppo in fretta la noia che sopraggiunge nei riguardi di una persona o per lo stato particolare di una situazione. Per la verità si tratta di un male diffuso; tragicamente, gran parte del nostro piccolo mondo del duemila ne è affetto. Qui si parla di Milano, ma chiunque distingua in queste parole l’eco di qualcosa di familiare, che risuona allo stesso modo anche altrove, può ben persuadersi che non sia un caso.