Gottfried Benn, Doppia vita, 1950

Nel 1940 sedevo in un ufficio della Bendlerstrasse, al Quartier generale, redigevo perizie su lesioni per causa di servizio e seguivo le pratiche relative ai suicidi nella Wehrmacht. Un campo interessante! La maggior parte dei suicidi si verificano in primavera, e per quanto si analizzino con scrupolo personalità, ambiente e famiglia, soltanto in casi rarissimi si trova una motivazione chiaramente riconoscibile. Soltanto nel venti per cento dei casi di suicidio, suppergiù – e io ne ho studiati a migliaia –, si riscontra un movente oggettivo, come per esempio conflitti coniugali, paura di una punizione, malattie veneree, pene d’amore. Negli altri casi, il movente rimane del tutto oscuro. Poiché all’Assistenza sanitaria divenni lo specialista di queste faccende, ho studiato quindi attentamente l’intera, vastissima letteratura scientifica di tutto il mondo, trovando conferma alla mia osservazione. La maggior parte dei suicidi sono un atto spontaneo, spesso sotto l’influsso dell’alcol, di rado premeditato. Evidentemente l’impulso al suicidio ci è assai più familiare, nel nostro intimo, di quanto supponiamo e di quanto la nostra corazza morale sia disposta ad ammettere.