Iris Murdoch, Il fuoco e il sole, 1977

Il cattivo artista (che alberga in ciascuno di noi) come ingenuo sognatore, per usare la distinzione del Sofista e la metafora della caverna, vede solo ombre in movimento ed edifica il mondo in accordo con la “causalità” meccanica priva di resistenza della sua personale vita fantastica (i libri “gialli” o i romanzi “rosa”). L’artista mediocre (l’ironico che ha scoperto il fuoco, se possiamo definirlo così), che pensa di «conoscere se stesso anche troppo bene», mette in mostra il proprio scherno e il proprio livore a guisa di un disperato e drammatico rifiuto di ogni serio e giusto tentativo di discernere l’ordine reale. Questa figura (piuttosto familiare nei dialoghi di Platone, dove viene criticata, e nella letteratura moderna, dove viene blandita) è a metà strada fra il «tutto è permesso» e «l’uomo è misura di tutte le cose» del cinico sofista.