Yasmina Reza, La vita normale, 2024

Nei sei giorni del processo Jonathann Daval delude ogni aspettativa. Non soddisfa, non tranquillizza. Anche se gliela chiedono in tutti i modi, non offre una chiave di sé stesso. Non si riesce ad afferrarlo da nessuna parte. Non sa chi è. Me ne frego. Sopporta la vita. Proprio come da adolescente ha sopportato il busto ortopedico. Due anni di busto, ventitré ore su ventiquattro, con le stecche che spuntavano dal colletto. Ha sopportato l’handicap e gli sfottò senza mai lamentarsi. Anche lamentarsi è una dimostrazione di esistenza.