John Lanchester, “London Review of Books”, luglio 2018

Secondo il pensiero economico convenzionale, nella maggior parte dei casi il debito e il credito non rappresentano un problema. Ogni credito è un debito, e ogni debito è un credito, attività e passività si compensano e il sistema trova sempre il suo equilibrio a zero. Quindi non importa quanto sono grandi questi numeri, quanto credito o debito c’è nel sistema, il risultato finale è lo stesso. Ma questo equivale un po’ a salire su una scala a pioli lunghissima e sapere che è meglio non guardare in basso. Prima o poi inevitabilmente guardiamo in basso, ci rendiamo conto di quanto siamo saliti in alto e cominciamo a non sentirci tanto bene. È quello che successe alla vigilia della stretta creditizia: all’improvviso la gente cominciò a chiedersi se quegli investimenti, quei pacchetti di mutui cartolarizzati (che erano stati venduti e rivenduti in tutto il sistema finanziario al punto che nessuno sapeva dove fossero, in una specie di gioco allo scaricabarile in cui non si sa chi ha il barile e cosa c’è dentro) valessero davvero quello che si diceva. La gente si rese conto di quanto era salita in alto e cominciò a scendere, cioè cominciò a ritirare il credito. E così nel settembre del 2007 nel Regno Unito ci fu la prima corsa agli sportelli dall’ottocento, seguita dal crollo della banca Northern Rock e dalla sua nazionalizzazione. Fu il primo sintomo della crisi globale. Il passaggio successivo fu il crollo della statunitense Bear Stearns nel marzo del 2008, seguito dal crac che portò davvero il sistema finanziario globale sull’orlo del precipizio: l’implosione della banca d’affari statunitense Lehman Brothers il 15 settembre 2008. Dal momento che la Lehman era una camera di compensazione e un deposito di migliaia di strumenti finanziari provenienti dall’intero sistema, all’improvviso nessuno sapeva più chi doveva cosa e a chi, chi era esposto a quale rischio e quale sarebbe stata la prossima banca a fallire. A quel punto cominciò la stretta creditizia: l’offerta globale di credito si prosciugò. All’epoca alcuni banchieri mi dissero che quello che era successo era teoricamente impossibile: era come se simultaneamente si fosse alzata la marea in tutto il pianeta. In passato c’erano state altre crisi - il crollo improvviso della borsa nell’ottobre del 1987, le crisi dei mercati emergenti, la crisi russa negli anni novanta, la bolla di internet - ma in ognuno di questi casi il capitale si era semplicemente spostato da una parte all’altra. Non c’era mai stata - e nessuno la credeva possibile - una situazione in cui tutto il credito spariva simultaneamente in ogni angolo del pianeta, portando il sistema sull’orlo del baratro.