Richard Rorty, “Lettera Internazionale” n. 27, 1991

Finché noi filosofi ci accontenteremo di un dialogo tra Platone e l'Oriente, tra Heidegger e l'Oriente, ci limiteremo forse ad evitare i veri problemi di un confronto inter-culturale. Concentrandoci sulla filosofia, corriamo infatti il rischio di fissarci su un certo tipo umano particolare che si può ritrovare in qualsiasi cultura - quello del prete asceta, l'individuo che vuole distinguersi dai propri simili entrando in contatto con ciò che definisce il suo “vero sé” o “Essere” o “Brahma” o “Nulla”.
Tutti noi filosofi abbiamo dentro almeno un pizzico del prete asceta. Se non fosse così, probabilmente ci saremmo cercati un'altra occupazione. Tutti noi aspiriamo all'essenza e condividiamo il gusto della teoria contrapposta alla narrativa. Dobbiamo quindi stare bene attenti a non lasciare che questo gusto ci seduca al punto da farci presumere che, quando veniamo in contatto con altre culture, le uniche fonti di informazione affidabili siano i nostri omologhi, quelli che hanno gusti simili ai nostri. La possibilità che la filosofia comparata non solo non sia la strada maestra del confronto inter-culturale, ma possa perfino rivelarsi una diversione pericolosa, deve essere valutata attentamente. Potrebbe risultare infatti che ci si sia limitati a paragonare gli adattamenti ai diversi ambienti di un singolo tipo trans-culturale.