Laura Salmon, L’eversione umoristica, 2002
Il terapeuta “ragiona”
per far ragionare il paziente, utilizza ogni possibile strategia esplicativa.
Esattamente all’opposto funziona il messaggio aforistico, in cui la capacità
metaforica di un’immagine ha un potere comunicativo enormemente superiore a
quello di lunghi e articolati discorsi. A differenza della comunicazione
artistica e aforistica, infatti, il discorso logico, razionale del “trattato”
agisce sulle strutture psichiche del destinatario con lentezza e gradualità,
allo scopo di attuare il cambiamento a livello della presa di coscienza.
Secondo Watzlawick, la razionalità e la consapevolezza risultano invece il
fondamentale ostacolo al cambiamento: agendo con lentezza, offrono la
possibilità di mettere in atto le difese con cui la mente protegge il “se
stessa” che si è costruita, «perché – per dirla con Dovlatov – ognuno di noi è
ciò che sente di essere». I nostri procedimenti mentali sono abitualmente
governati dall’ordine convenzionale con cui cataloghiamo e associamo i pensieri
e che porta a categorizzare la realtà in strutture che rispondono al criterio
dell’analogia o dell’opposizione. In altre parole, è la nostra innata capacità
di giudizio che tende a catalogare oggetti ed eventi in termini binari
(buono/cattivo, verità/menzogna ecc.). Le informazioni tendono ad essere
registrate in modo che si eviti commistione o ibridità.